21

Mar

Never never never give up

 

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Avete presente quelle persone che quando gli dici che hai un raffreddore, ti elencano le loro tante disgrazie? Quelli che al “come stai” rispondono sempre: “si tira avanti” oppure “abbastanza bene che il Diavolo/Dio non sentisse…!”? Ecco, io tiro fuori tutti gli strumenti di cui mi ha dotato il mio mestiere nel frequentarli.
A volte la Vita ci mette di fronte a dei dolori immensi, ma spesso, anche se è dura ammetterlo a noi stessi, ci mette di fronte sfide affrontabili.
Sono tanti i casi in cui ci piace ruminare il nostro “dolore”, ci piace perché in corsa o in salita è più facile fermarsi e lamentarsi delle condizioni impossibili intorno a noi, che continuare la nostra corsa; a volte ci fa sentire quasi protetti, ci difende dalle cose che non abbiamo il coraggio di fare, ci permette di assegnare le responsabilità dei nostri possibili fallimenti, delle nostre difficoltà, a qualcosa che è fuori di noi!

Non elogio la sofferenza, non mi è mai piaciuta l’esaltazione del dolore in quanto capace di fortificare, mi rincuora invece vedere come nella mia vita, ogni volta, anche i dolori più difficili da affrontare, quelle situazioni che mi sembravano solo luoghi di morte, sono diventati luoghi di Vita.

 

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Sopra il circolo polare artico e sotto il circolo polare antartico durante l’inverno, a causa dell’inclinazione dell’asse terrestre, il Sole non sale mai sopra l’orizzonte e quindi è notte per tutto l’arco della giornata, ma a nessuno verrebbe in mente di dire che il Sole non c’è più, il Sole c’è, anche quando non si vede.
C’è una pianta che si chiama Rosa di Gerico, che se non innaffiata sembra morta. In realtà è come latente e appena posata in acqua riprende vita e produce dei piccoli fiori bianchi.
La prima fase del ciclo vitale della farfalla è quando è ancora bruco e deve schiudere l’uovo: questo diventa un involucro rigido e scuro e il bruco deve ritagliarsi una sorta di “porta”. Deve spingere fuori il suo corpo contorcendosi, è una fase in cui è molto vulnerabile; una volta uscito fuori, generalmente, mangia il guscio vuoto dell’uovo, che gli permette di sopravvivere fino a quando non avrà trovato una pianta in cui tessere il suo cuscinetto di seta.

 

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Un uomo giusto ha scritto che la Pasqua ci insegna che c’è un limite al dolore: ed è 3 giorni. Vorrei che Lo credessi.
Vorrei che i tuoi giorni di dolore fossero circoscritti, che aprissi gli occhi a cercare l’acqua che ti serve per rinascere, che ti fidassi che il Sole c’è anche quando non si vede, che ti puoi mangiare il tuo dolore come il bruco e spiccare il volo da Farfalla.
Hai solo 3 giorni…Buona Pasqua!
-> Comunicazione di servizio per i lettori fedelissimi: intanto grazie di cuore per avermi letto! il blog si ferma per una settimana dopo Pasqua, mentre la pagina facebook sarà sempre attiva con un ispirazione  “morning motivation”, ogni mattina per tutta la settimana. Ci riscriviamo qui il 4 aprile!;)

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