07

Dic

L’amore in cucina

Uno non può pensare bene,
amare bene,
dormire bene,
se non ha mangiato bene”
(V.Woolf)

 
 

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Quanto non mi piace cucinare mi piace mangiare, condivido il famoso desiderio di ogni donna che non è incontrare il principe azzurro, ma mangiare liberamente senza ingrassare! Una perfetta espressione del mio amore per il cibo, con buona pace del mio splendido marito, è il mio sogno proibito: Carlo Cracco.
Il potere del cibo è stato scientificamente studiato, ad esempio conosciamo ora le basi neurofisiologiche per cui la cioccolata ha una efficacia antidepressiva, ma quello che mi affascina non è solo il potere curativo del cibo, ma sono i rituali legati al cibo e alla condivisone.
Io 
amo il cibo non solo per il godimento, ma per il suo valore sociale. Adoro i riti legati al cibo, l’intimità che solo condividere la stessa tavola può creare e l’amore e la cura che passa attraverso il cucinare per chi ami.

 

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Il rito del tè condiviso con una amica, i piatti che la mamma ti cucina perché sa che a te piacciono, quei profumi che la tua memoria sensoriale riconosce a perfezione e poi i tanti momenti importanti della vita legati al cibo, come  la prima cena fuori con la persona che ti piace,  il primo piatto assaggiato in un paese straniero.

Conosco purtroppo professionalmente le difficoltà che sono espresse da un rapporto malato con il cibo e anche per questo mi piace raccogliere qui alcune tradizioni legate al cibo attraverso cui passa la cura e l’amore per l’altro, che mi hanno colpito.
Leggerle fa venire voglia di imparare a cucinare pure a me!

 

 

    •  In Russia antica il pane e il sale erano il cibo il più prezioso che si poteva offrire a un ospite, perché la maggioranza della popolazione solitamente conduceva un’esistenza molto povera; così ancora oggi un tavolo allestito per gli ospiti è segno di ospitalità, amicizia e gioia per l’arrivo dei visitatori da parte del padrone di casa ed è rimasta l’usanza, negli incontri ufficiali, di offrire agli ospiti pane con il sale.

 

    • La tradizione rabbinica ci riporta l’usanza ebraica di cospargere di miele le forme delle lettere dell’alfabeto perché i bambini assaggiandole e gustandole, memorizzassero con maggior facilità tali forme e si avvicinassero in modo “dolce” (in tutti i sensi) alla Legge. (da “Riti del cibo e costruzione dell’identità in Natalia Ginzburg, Primo Levi, Aldo Zargani)

 

    • In molte parti del mondo dopo il funerale si partecipa ad un convivio familiare, dove il cibo è un’occasione per stare insieme e partecipare al dolore in modo condiviso. Così con affetto gli amici, i familiari e i vicini si prendono cura dei familiari ancora immersi nel dolore ed incapaci di badare a se stessi, portando loro del cibo.

 

    • In molte culture native-americane dopo il parto la donna si riposava e le donne della tribù si occupavano dei bisogni quotidiani, prendendosi cura di lei, facendole visite frequenti, portandole cibi speciali e massaggiandola. (Mondo Doula)

 

    • In Scozia  tuttora nei matrimoni  per simboleggiare la condivisione  è usanza degli sposi bere dalla tradizionale quaich, ossia la Coppa dell’amore, una coppa con due manici decorata con disegni celtici che verrà poi tramandata di generazione in generazione, per portare felicità e fortuna a tutti coloro che la useranno.

 

Allora oggi assapora con gusto il cibo, pensando a chi ha cucinato e godendoti  le persone con cui lo condividi!

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2 thoughts on “L’amore in cucina”

  • Avatar
    Annamaria
    Reply Dic 13, 2015 at 8:05 pm

    A me piace sia cucinare che mangiare!!! Mi fa star bene preparare qualcosa di buono e mangiarlo insieme a chi amo, così come mi far star bene mangiare un bel piatto ben preparato. Sono una buona forchetta e mangiare mi mette di buon umore! Un bacio e a presto 🙂 peonynanni.blogspot.it

    • Avatar
      Reply Dic 13, 2015 at 9:55 pm

      w le buone forchette!!! =) grazie della visita Annamaria! passo a dar una sbirciata al tuo blog 😉

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