29

Feb

La vita chiama ed io sono quella che guarda dalla finestra

 


 

Accanto a me un ragazzo indiano, lo intuisco dal copricapo nero arrotolato perfettamente, guarda i biglietti dell’aereo con una valigia vicina a sé. Vicino a noi una ragazza dai capelli rossi, scrive nella sua Moleskine viola, ha una grafia splendida, ma ogni riga è evidenziata, pare fare molta fatica a trovare le cose davvero importanti. Prende in mano una penna viola ed inizia a scrivere, penso che non sia di colore che abbia bisogno, ma di ordine.
Dal secondo piano di uno Starbucks nel cuore di Londra osservo la vita che mi scorre sotto, tutto il vociare che ho intorno mi arriva ovattato, distante …tutto è veloce e lento allo stesso tempo.
Mi è sempre piaciuto osservare le vite degli altri, era il mio passatempo preferito nei tanti viaggi in treno: guardare le persone, trovare un dettaglio che mi facesse capire qualcosa in più di chi erano, cosa facessero e poi perdermi in congetture. Nietzsche sostiene che si sa già tutto di una persona la prima volta che la si vede ed i successivi incontri non sono altro che un progressivo accecarsi rispetto a ciò che dentro di noi sappiamo, non che fosse un uomo di compagnia o un formatore per psicoterapeuti!
Il mio tè fuma ed il fumo si mischia al rosso dei pullman che mi passano sotto. Un paio di uomini eleganti escono dall’ufficio, non sembrano avere fretta, proprio come se non bastasse uscire dall’ufficio per smettere di lavorare. Una signora elegante e abbondante arranca su dei tacchetti affaticati, tutto fa pensare che pesi quintali, tranne il suo sguardo, che sembra volare leggero.
Improvviso il sole illumina i tetti rossi che ho davanti e l’intero scenario cambia colore, d’improvviso la gente, che vedevo camminare attratta solo dal cellulare, si deve coprire gli occhi e alzare la testa; finalmente si incrociano gli sguardi e poi tornano veloci alle loro vite.
Nelle finestre del palazzo di fronte spio un uomo con una camicia stretta che gli segna spalle e punto vita perfetti, è intento a sistemare i capi d’abbigliamento; la fashion week è appena finita qui e immagino che tutto sia da sistemare nel suo studio. Alla fermata del bus una signora in un completo color pesca aspetta nervosa, non sembra abituata ad attendere; la vedo guardare desiderosa i taxi neri in arrivo, controlla la borsa e aspetta. Si tira i capelli perfettamente lisci dietro le orecchie, neanche il vento di Londra la scompone, sembra una di quelle persone che mostrano agli altri un controllo quasi freddo delle cose, mentre dentro navigano sempre in tempesta.
A volte ho la sensazione che tutta questa vita che mi scorre accanto non sia contenibile,  a volte, più spesso, la vorrei vivere tutta, quasi anche quella degli altri.
Il mio tè ha smesso di fumare, il pullman della signora è arrivato, ma lei non è salita, no, non era tipa da pullman; la ragazza accanto a me sta chiudendo l’agenda; il ragazzo del secondo piano si è spostato dalla mia vista; il ragazzo indiano è partito.
Tutto continua a muoversi lento e veloce, come se si potesse correre e tutto intorno rimanesse immobile o ci si potesse fermare e niente intorno cambierebbe il suo ritmo veloce.
La vita li chiama e io sono quella che guarda dalla finestra.

 

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